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Comitato per l'organizzazione e la promozione di eventi
sportivi |
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| Sede: Piazza Risorgimento, 1/B - 24020 COLERE (BG) Telefono e Fax 0346/54051 e-mail: info@promoeventisport.it | |||||||
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L'anno scorso avevamo il Giro sulle nostre montagne,
in un tripudio di popolo, ma non avevamo il campione. Quest'anno abbiamo
ritrovato il campione, in un tripudio di popolo, ma purtroppo non abbiamo avuto
il Giro.
SULLE ALI DELL'ENTUSIASMO... NEL 2006 IL GIRO D'ITALIA DEVE
RITORNARE NELLE VALLI BERGAMASCHE, |
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"L'Eco di Bergamo", domenica 29
maggio 2005
Adesso il Giro sulle nostre montagne
L'anno scorso avevamo il Giro
sulle nostre montagne, in un tripudio di popolo, ma non avevamo il campione.
Quest'anno abbiamo ritrovato il campione, in un tripudio di popolo, ma purtroppo
non abbiamo avuto il Giro. Da questo momento, l'obiettivo del ciclismo
bergamasco e delle forze imprenditoriali intenzionate a sostenerlo è di avere
nel 2006 entrambe le componenti. Una c'è già: il campione. Paolo Savoldelli si
riscopre tale dopo due anni tribolati, durante i quali ha trascorso più giorni
in ospedale che non sulle strade delle corse. Dimenticato finalmente dalla
malasorte, lo splendido purosangue della Valle Seriana riallaccia la propria
storia con quella della maglia rosa, rivincendo il suo secondo Giro d'Italia in
modo più convincente, perché più sofferto e dunque più meritato, rispetto al
trionfo del 2002.
Un successo maturato giorno dopo giorno, grazie a una condotta di gara regolare,
senza eccessi, sia nei momenti positivi (vittoria a Zoldo Alto), sia in quelli
di relativa difficoltà, come domenica a Livigno e ieri lungo il terribile Colle
delle Finestre. Un campione ritrovato, insomma.
Adesso dobbiamo ritrovare il Giro. Non servono grandi intuizioni. Basta
sfruttare al meglio quella straordinaria risorsa che la nostra operosa realtà
possiede in abbondanza: una sana progettualità imprenditoriale. Lo sport, oggi,
è soprattutto business e spettacolo. Un business che garantisce ampi margini di
ritorno, sia in termini pubblicitari, sia in termini di tornaconto economico. È
questa l'ottica in cui ci si deve collocare, convincendosi che il ciclismo,
sulle nostre strade, può essere un grande investimento. Se qualcuno ha dei
dubbi, torni per un istante con la mente all'immenso spettacolo di folla offerto
un anno fa dalla Presolana. E' da lì che si deve partire: con slancio e
convinzione.
I. S.
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"La Repubblica", domenica 29
maggio 2005
Tappa epica, il Giro a Savoldelli
Al Sestriere vince il venezuelano
Rujano, andato in fuga con il rivale del bergamasco: ma in discesa il leader
limita il distacco. Oggi chiusura a Milano
In montagna sullo sterrato Simoni attacca, sfiora il sogno, s´arrende
Poca collaborazione, veleni nel dopo corsa per l´assenza di Cunego e Parra
Un lungo serpente di strada cosparso di pietrisco e quella lotta sul filo dei
secondi
DAL NOSTRO INVIATO LEONARDO COEN
SESTRIERE - Alle sedici e 27 di
un sabato luminoso e caldo e di una tappa indimenticabile partita a rotta di
collo da Savigliano, quando mancano due chilometri al Colle delle Finestre e la
stradina che porta lassù è ormai solo una striscia di polvere che secca la gola
e il pietrisco potrebbe bucarti la ruota, lo stoico e in fondo ammirevole
Gilberto Simoni è in testa alla corsa con Danilo Di Luca e il pantanino Rujano
da Santa Cruz de Mora, pueblo sperduto del Venezuela. In quel momento Radiocorsa
avvisa che Simoni sta sfilando virtualmente la maglia rosa a Paolo Savoldelli,
il quale insegue sei tornanti più indietro, a due minuti e 12 secondi: tre
secondi è ora il vantaggio di Simoni. Un vantaggio effimero, che non illude
nessuno. Perché chiamano Savoldelli "il Falco"? Perché in discesa non ha rivali.
Che cosa c´è dopo il Colle delle Finestre? Una picchiata di dieci chilometri:
quattro secondi gli fanno un baffo, al Falco della Presolana.
Simoni, infatti, è il primo a capirlo. Non ha la faccia del corridore avviato al
trionfo, al terzo Giro vittorioso - dunque, la leggenda -, ma ha il volto di chi
ci sta provando e teme di non riuscirci. Voleva essere Achille, si trova a
condividere la sorte del povero Ettore. Per radio gli hanno detto i numeri del
distacco. E´ furibondo con Cunego: Damiano non è al suo fianco, come avrebbe
dovuto e potuto. Appena la salita è iniziata, già al paese di Meana il vincitore
uscente del Giro aveva cominciato a perdere terreno lasciando il compagno-rivale
a sbrigarsela da solo. Scordatevi l´idillica foto pubblicitaria che appare in
questi giorni sui giornali e i settimanali, «nutriamo passioni genuine», con i
due della Lampre che si passano un panino al salame (scimmiottando il celebre
scambio di borraccia tra Bartali e Coppi). Se Simoni ieri ha perso il Giro e
Savoldelli invece l´ha vinto è anche per questo. E perché non era il Simoni da
scatto e contro scatto degli scorsi anni.
Poi c´è quel succhiaruote di José Humberto Rujano Guillen, lo scalatore della
Selle Italia, terzo in classifica. Pedala sornione, dietro i due italiani. Mai
un cambio. Gianni Savio, il direttore sportivo, gli ha ordinato di stare
tranquillo, di non attaccare, di aspettare l´ultima salita, quella del
Sestriere: «Ha patito un po´ la fatica, ho visto che non era al massimo, gli ho
consigliato di risparmiarsi per il finale», spiega Savio. L´impressione è che
stia al traino per non sollecitare l´andatura - marcata da un sorprendente
Danilo Di Luca (pure questo un indizio: fosse stato in gran spolvero Simoni,
avrebbe salutato la compagnia). E a chi faceva comodo che non tirasse? Simoni lo
dirà più tardi a Savio, senza mezzi termini: «Sullo Stelvio i tuoi hanno fatto
fuoco e fiamme, oggi non c´era nessuno. E Rujano non ci ha mai aiutato. E Parra,
come mai è sparito dalla circolazione?».
La diplomazia del ciclismo sulla pelle dello Sconfitto Designato: l´idea del
complotto ai suoi danni chi glie la leva dalla testa? Simoni paga le scarse
amicizie in gruppo mentre Savoldelli corre per la potente Discovery di Lance
Armstrong, il padre-padrone di questo sport: acquista sempre più senso la visita
lampo a Ravenna dell´americano.
Dunque, torniamo alle 16 e 27 di un Giro che poteva cambiare e che non è
cambiato. Flash: al traguardo del Sestriere mancano 28 chilometri, tra i due
colli c´è la discesa vertiginosa che porta al bivio di Poussières, lì Savoldelli
può recuperare almeno mezzo minuto, il che gli permetterebbe di gestire
l´inseguimento. Lotta spettacolare, sul filo dei secondi: due ali di folla in
delirio e cicloturisti esausti accompagnano l´arrampicata suspense di Di Luca,
Simoni, Rujano, il cocciuto non arrendersi di Savoldelli, l´opaca prestazione di
Cunego, il nuovo flop di Ivan Basso. Savoldelli si agita, parlotta con i
provvidenziali compagni di gruppetto, si alza sui pedali, ma non perde mai la
testa. E´ senza gregari. Però lavorano per lui lo spagnolo Mauricio Alberto
Ardila Cano e il belga Wim Van Huffel della Davitamon, la squadra di Robbie
McEwen, quella della Altitrainer, la macchinetta vietata che simula l´altura. E´
un´alleanza sofferta, pattuita lungo i primi trenta tornanti di questa
arrampicata che non finisce più. Oggi ti faccio un favore, domani - cioè al Tour
- ce lo restituirai. Davanti, Simoni si batte con la forza dell´orgoglio e può
contare su uno straordinario Di Luca, che tuttavia su pendenze del quindici per
cento non può volare. In cima, i passaggi dicono che il vantaggio di Simoni su
Savoldelli è cresciuto di appena nove secondi.
Durano la miseria di dieci minuti le illusioni e i sogni di Simoni. Savoldelli
in men che non si dica gli ripiglia venti secondi, alle 16 e 37 la maglia rosa è
di nuovo sua, non solo, ma ora con il Falco sono in cinque a randellare in
discesa mentre Di Luca si massaggia la coscia destra, ha i crampi, deve
rallentare, scuote la testa, è disperato: «Ero il più veloce, avrei vinto io la
tappa», racconterà più tardi, «forse il Giro sarebbe stato diverso». Chissà.
Simoni resta senza locomotiva. Rujano improvvisamente si rianima: prepara
l´attacco perfido. Il Giro, infatti, si gioca pure sugli abbuoni. Chi vince
guadagna venti secondi. Con Savoldelli che galleggia a un minuto e mezzo, un
minuto e 40 da lui, vincere è un obbligo. A dieci chilometri dal traguardo,
tutto è ancora possibile: Simoni e Rujano hanno 1´37".
A sei chilometri il vantaggio è limato di tredici secondi. La strada ricomincia
a salire, meno selvaggiamente che sul Colle delle Finestre. A quattro
chilometri, il dramma. Rujano allunga, Simoni arranca. Rujano insiste, guadagna
qualche metro. Simoni solleva la testa. Si arrende. Afferra la borraccia, si
getta l´acqua sulla faccia. Rujano è ormai una figurina lontana. Va a vincere la
tappa. Va a far vincere il Giro a Savoldelli: che ha corso con il cuore e
soprattutto con la testa, ossia l´esperienza, il mestiere. Dedica, il
ventitreenne Josè, la vittoria alla (seconda) moglie Yusmari Molina, alla
famiglia, al villaggio che l´11 febbraio è stato sommerso dall´alluvione. La
prima bici se la comprò a nove anni lavorando come garzoncello in un caffè e
grazie al fondamentale prestito del padre (che gli dette 3.000 dei 4.900 bolivar
necessari). "El pedalista venezolano" conquista le prime pagine, forse avrebbe
potuto conquistare anche il Giro del 2005 se lo avessero lasciato correre a
briglia sciolta.
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"L'Eco di Bergamo", lunedì 30
maggio 2005
L'abbraccio di Rovetta, diecimila in piazza
Il Falco: al Sestrière ero cotto, ho resistito anche per voi. Il sindaco:
grazie Paolo, ci hai fatto piangere
ROVETTA «Ieri ci hai fatto
piangere. Grazie Paolo. Grazie per le emozioni che ci hai fatto vivere in questo
Giro d'Italia» dice il sindaco di Rovetta in questa calda sera di maggio con le
stelle che brillano sulla piazza Ferrari, la grande piazza del paese, quella del
municipio, della parrocchia e del monumento ai Caduti. Il sindaco Mauro Marinoni
non si vergogna delle sue lacrime, anzi. Lo dice sul palco di questa festa per
Paolo Savoldelli, lo dice davanti a diecimila persone, giovani, anziani,
bambini, mamme, papà. Come questa bambina che sta in groppa al babbo e alza le
mani agitando un orsacchiotto rosa. Savoldelli arriva alle 22.10, ventimila
braccia lo salutano e lui solleva le mani, ricambia, disegna una V con le dita
in segno di vittoria. Lo speaker prestato da Radio Antenna Due di Clusone si
chiama Toni Tranquillo, ma non è tranquillo per niente. Urla «Paolo, Paolo» e
per quindici minuti è riuscito a tenere calda la folla, dal primo falso allarme,
quando mancavano cinque minuti alle dieci.
«Allora
innanzi tutto»
Ma c'è entusiasmo davvero qui in piazza, c'è davvero una folla che non si può
immaginare. Parla il sindaco, parla l'assessore regionale Pagnoncelli, parla il
presidente della Provincia, Bettoni. Parla Paolo Savoldelli, accolto da un
boato. E parla con sincerità davanti alla sua gente. Dice Paolo alla piazza:
«Allora innanzi tutto» e subito un altro boato lo zittisce. Ma poi riprende:
«Durante questo Giro d'Italia vi ho pensato, ho vinto anche per voi» altra
ovazione. «Ho pensato alla festa che mi avete fatto tre anni fa, ho pensato
all'emozione che mi avete fatto provare». Boato. «È stata dura, devo dirvelo. Ma
a un certo punto ho pensato che non potevo più accontentarmi: o vincevo il Giro
o saltavo completamente. E vi confesso che arrivare secondo mi sarebbe bruciato
perché so che cosa si prova a vincere un Giro d'Italia». E poi la parola passa
ad Auro Bulbarelli, il commentatore di Raitre, accolto da una bordata di fischi.
Per una ragione precisa: durante le telecronache non avrebbe dimostrato
particolare benevolenza verso il nostro campione. Che invece ha preso in mano il
microfono, subito, e ha detto: «Auro è uno che mi vuole bene davvero» e la folla
si è placata. E il giornalista ha ovviamente chiesto: qual è stato il momento
più difficile?
«Gli ultimi due chilometri del Foscagno sono stati terribili perché avevo i
crampi. E gli ultimi cinque chilometri di ieri, della salita al Sestrière, ero
davvero cotto, quei chilometri non passavano più, ho stretto davvero i denti, ho
dato tutto, non sapevo bene che cosa stava succedendo e quando ho tagliato il
traguardo mi sono guardato intorno per capire se avevo ancora io la maglia
rosa».
Il Colle delle Finestre Savoldelli se lo ricorderà per tutta la vita, ricorderà
la sofferenza e la gioia. E lo ricorderanno la gente di Rovetta e gli
appassionati di ciclismo che hanno seguito quell'epica sfida fra il nostro
campione e Simoni con Di Luca e Rujano migliori attori non protagonisti, quell'alternanza
di tempi, quell'indossare e quello vedersi sfilare di dosso la maglia rosa,
metro dopo metro, per poi riprendersela...
Per la gente di Rovetta la festa di Paolo comincia verso le otto, appena dopo
cena. Allora le famiglie escono di casa, i papà spingono i passeggini, le
compagnie di ragazzi raggiungono a frotte la piazza Ferrari, gli amici del
Savoldelli Fans club con il Comune di Rovetta allestiscono un punto di ristoro:
panino con la porchetta gratis per tutti. La piazza sembra un lago che si
riempie grazie ai dieci affluenti che sono le vie che vi si riversano. Camillo
Pezzoli è un uomo di cultura, responsabile del Circolo Baradello. Anche lui è
qui. «Paolo lo conosco bene. Me lo ricordo ragazzino quando lo incontravo sul
Filone a venire su da Lovere, lui con la sua bici da corsa dietro a suo padre.
La sua è una famiglia di ciclisti, un fratello di sua mamma è stato un campione
e anche un cugino andava forte, ma anche il suo papà non era male...».
La folla aumenta, verso le otto e mezza in piazza ci saranno duemila persone. Il
sindaco di Rovetta sta in mezzo alla gente. Dal palco arrivano canzoni dedicate
al ciclismo, dai «Ladri di biciclette» a «È un gran bel giro», a «Il bandito e
il campione», storia di Girardengo cantata da De Gregori. Poi si cambia stile e
arrivano torrenti di suoni elettronici di tamburi e ritmi dance assordanti,
unica nota poco piacevole della festa. Si fatica a dialogare. Ma il sindaco
Mauro Marinoni è felice, dice che tutto il paese ha seguito l'impresa del suo
eroe. E infatti ogni negozio ha una maglia rosa disegnata in vetrina. Gli slogan
si sprecano dipinti sulle strade, sugli striscioni, sulle lenzuola. Il primo
striscione lo si trova ad Albino, parecchi li si incontra a Clusone. Rovetta è
tutta tappezzata. «Corsa strepitosa Il Falco in rosa», «Paolo sei grande», «2002
la vittoria 2005 la gloria», «Rovetta in rosa».
Slogan
e striscioni
I ragazzi con la maglietta del fans club. Nei bar si parla soltanto di Paolo.
Nell'edicola ci dicono che in questi giorni hanno raddoppiato le vendite de
L'Eco e della Gazzetta. Il palazzo del Comune è fasciato di striscioni: «Il
falco si posa sulla maglia rosa». E sul grande schermo sopra il palco scorrono
le immagini di questo Giro d'Italia. Massimo Pegurri è qui in piazza, indossa la
maglietta del fans club di cui è presidente: «Ieri su al Sestriere siamo stati
per un'ora immobili, concentrati su Paolo, come per accompagnarlo nella fatica
tremenda che stava facendo». Quelli del club hanno organizzato pullman per le
tappe di Livigno, del Sestrière, per la crono di Torino e per il finale di
Milano. Giovanni Bettineschi è di Colere, è lui il presidente del comitato che
lo scorso anno ha portato il Giro in Presolana: «Ci siamo candidati anche per
l'anno venturo. Speriamo. Un altro sogno da realizzare». Insieme a un'altra
speranza: riportare in sella i ragazzi di Rovetta e di tutta la zona dopo un
periodo di declino dell'interesse per il ciclismo.
Ma ormai Paolo Savoldelli è sul palco e con lui ci sono la moglie Simonetta, la
piccola figlia Marica e papà Giuseppe che in paese chiamano «Clarino» e mamma
Attilia. Paolo con la sua faccia da eterno ventenne saluta e parla. Poi balla
con la sua bambina in braccio. Dal campanile improvvisamente partono i fuochi,
illuminano il cielo, disegnano traiettorie rosa. Paolo e la sua Marica alzano
gli occhi: si ha l'impressione che, in questo preciso istante, Paolo sia l'uomo
più felice della Terra.
Paolo Aresi
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"Corriere della Sera", lunedì 30
maggio 2005
"Grazie Paolo", l’abbraccio della gente
BERGAMO - Sono le 22.02 quando da
Rovetta, nel cuore della Valle Seriana, si leva un boato. È lui, è Paolo
Savoldelli, fresco vincitore del Giro d’Italia di ciclismo. Arriva sul cassone
di un camioncino, come se fosse un papa. Per venti minuti sono solo applausi,
urla di incitamento, pacche sulle spalle.
«Grazie per le emozioni che mi state regalando» riesce solo a dire a fatica il
campione bergamasco. «Sto provando sensazioni fortissime, ma è proprio per
questo che ho voluto vincere il Giro. Perché ho già provato queste emozioni la
prima volta».
Sul palco allestito sulla piazza di Rovetta, davanti a cinquemila persone, c’è
tutta la famiglia di Paolo: la mamma, il papà, il fratello Davide, la moglie
Simonetta e la piccola Marika più scatenata che mai. La gente urla «Paolo,
Paolo», dal campanile esplodono i fuochi d’artificio che illuminano la valle.
Savoldelli si guarda attorno stranito. Vorrebbe salutare uno a uno tutti quelli
che sono venuti a salutarlo. «Ho vinto anche per voi», grida. E la piazza sembra
un vulcano in eruzione. Il sindaco Marinoni lo ringrazia a nome del paese. C’è
anche il presidente della Provincia Valerio Bettoni. Ma non è serata di discorso
ufficiale.
Stasera si balla e si canta in una Rovetta trasformata in una sorta di
bomboniera rosa. La gente non se ne vuole andare. E Savoldelli rimane lì «Vi
voglio bene» è il congedo di una notte magica.
Una di quelle che ti entrano nel cuore e non se ne vanno più.
Sul palco anche Giovanni Bettineschi, presidente di Promoeventi, l’organizzatore
della tappa che lo scorso anno arrivò alla Presolana: «Si sta lavorando - ha
detto - affinché l’anno prossimo il Gino torni sulle nostre montagne. Sarebbe
bello se riuscissimo a organizzare un arrivo proprio a Rovetta. Sarebbe il più
bel regalo per Savoldelli, un regalo più che meritato». (c.zap.)